Ich bin in der Deutsche Oper Berlin gewesen fur die Premiere von Mittwoch aus Licht von Stockhausen. Hier der Link zur der kompletten Rezension
Visionari, utopici, rivoluzionari nel linguaggio musicale. C’è qualcosa che collega nell’opera tedesca moderna Richard Wagner e Karlheinz Stockhausen, due compositori lontani nel tempo, eppure uniti da sogni visionari, dalla voglia di raccontare attraverso saghe la condizione umana e di volerla migliorare, dall’aver affrontato la forma operistica con dei cicli momumentali e forse – musicalmente – dalla necessità di contrallare la creazione artistica in ogni suo aspetto. L’opera monumentale del primo è, si sa, Der Ring des Nibelungen (l’Anello del Nibelungo); del secondo – Licht, die sieben Tage der Woche (Luce, i sette giorni della settimana). Il Ring non ha bisogno di spiegazioni e non è questa la sede di un confronto, peraltro inutile; Licht, è una monumentale saga di teatro contemporaneo scritta in un arco temporale che si dipana tra il 1977 e il 2003 e che consiste in sette opere, ognuna per un giorno della settimana, con tre protagonisti: Michael, Eva, Luzifer. Personaggi che non appaiono in scena ma sono entità musicali che vengono cantate.
Opera, questa di Stockhausen, le cui esecuzioni – benché qua e là piu numerose – sono sempre rare. Per questo va salutata con grande merito e rispetto la prima esecuzione tedesca e nuova produzione di Mittwoch aus Licht (Mercoledì, da Luce) messa in atto dalla Deutsche Oper di Berlino, che segna anche l’inizio della nuova presenza del direttore ospite principale, il francese Maxime Pascal e la concezione-regìa di Susanne Kennedy e Markus Selg. Maxime Pascal è considerato uno dei grandi esperti del ciclo Licht, avendo già diretto altre opere della Settimana e dedicato quindici anni di lavoro alla musica di Stockhausen. Diciamo subito che la produzione è stata estremamente convincente, curata nel dettaglio, ed ha riscosso davvero moltissimo successo di pubblico.
Mittwocht è un’opera in un saluto, quattro atti, ed un commiato: parti totalmente diverse e tutte monumentali i cui temi portanti, riussumendo, sono la solidarietà cosmica e l’amore. Paradossalmente l’atto piú iconico dell’intera opera è anche quello più eseguito come composizone a sè stante, è spettacolare ed anche di difficile realizzazione (noi l’abbiamo seguito in apertura della Biennale di Venezia di qualche anno fa). Si tratta del famoso Helikopter Streichquartett, performance nella quale i componenti di un quartetto d’archi salgono su quattro elicotteri e suonano un brano il cui risultato sonoro più evidente consiste nell’allineare le frequenze degli archi con i rotori dei velivoli, anch’essi microfonati, e le reazioni ad essi. È ferro, è materia, è grigio, è come cercare di allineare l’umano e il non umano, forse ricordando il precedente de Il treno di John Cage. Il pubblico della Deusche Oper ne è andato pazzo.